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12.05.2017

Società estinta: i soci non succedono nei debiti fiscali

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9094 del 7 aprile 2017, interviene a fare chiarezza in tema di successione nei debiti della società estinta, sancendo, in particolare, che i debiti fiscali della persona giuridica non sono trasmissibili agli ex soci.

IL FATTO:

La vicenda sulla quale la Corte di Cassazione si è pronunciata nasce dall’azione intrapresa dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di una società a responsabilità limitata, la quale, per tre anni, aveva omesso la presentazione della dichiarazione dei redditi.

Nei confronti della società inadempiente erano stati emessi degli avvisi di accertamento, attraverso i quali erano state recuperate le maggiori imposte non pagate, oltre agli interessi e le sanzioni irrogate.

La società aveva impugnato gli avvisi di accertamento lamentando che il ritardo nella presentazione della dichiarazione fosse imputabile solamente all’intermediario incaricato della trasmissione telematica dei dati. Le competenti commissioni tributarie, pertanto, riconoscendo le ragioni del contribuente, avevano annullato anche le sanzioni irrogate.

L’Agenzia delle Entrate si rivolgeva, quindi, alla Corte di Cassazione. Nel frattempo, tuttavia, la società era stata cancellata dal registro delle imprese e, quindi, il ricorso veniva proposto nei confronti degli ex soci della società estinta.

Le argomentazioni sviluppate dagli ermellini nella motivazione della decisione in esame appaiono di grande rilievo. Infatti, nonostante la controversia riguardasse principalmente aspetti di diritto tributario, la Cassazione ha svolto alcune generali considerazioni, sia sulla capacità degli (ex) soci di succedere (e, quindi, rispondere) nei debiti della società estinta, sia sull’interesse del creditore ad agire nei confronti degli stessi.

I giudici, in particolare, richiamando i principi illustrati dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, hanno affermato che i soci “son destinati a succedere nei rapporti debitori già facenti capo alla società cancellata, ma non definiti all’esito della liquidazione” indipendentemente dal fatto che questi abbiano percepito un qualche riparto in sede di liquidazione. Non è da condividere, pertanto, quell’orientamento secondo cui la legittimazione dei soci dipenderebbe dalla percezione di determinate somme a seguito dell’estinzione della società.

Tale circostanza, inoltre, non rileva neppure ai fini dell’esclusione dell’interesse ad agire del creditore.

Questo, infatti, ben potrebbe aver interesse all’accertamento del proprio diritto per l’ipotesi di sopravvenienze attive o, semplicemente, per la possibilità che esistano diritti o beni non contemplati nel bilancio finale di liquidazione.

Nonostante ciò, la Suprema Corte, nel rigettare il ricorso proposto, ha sancito che, in forza del principio della responsabilità personale, le sanzioni amministrative tributarie irrogate alla società, dopo l’estinzione della stessa, non sono trasmissibili agli ex soci.

PERCHÉ È IMPORTANTE:

La sentenza esaminata appare di notevole interesse, poiché, con la stessa, la Suprema Corte detta due rilevanti principi in tema di trasmissione, agli ex soci, dei debiti della società cancellata dal registro delle imprese.

In primo luogo la Cassazione sancisce che, di norma, gli ex soci succedono nei debiti (non definiti in sede di liquidazione a prescindere) indipendentemente dalla circostanza che essi abbiano goduto di un qualche riparto in base al bilancio finale di liquidazione.

In seconda battuta, viene chiarito che il principio della successione nel debito non opera con riferimento alle sanzioni amministrative tributarie.

 

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